La Parrocchia - Parrocchia Sant'Andrea Apostolo

Parrocchia Sant'Andrea Apostolo
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Origini  della Parrocchia
Si perdono nella notte dei tempi (intorno all'XI sec.) le tracce dell'origine dell'antica chiesetta dedicata al Santo Apostolo Andrea a Bisceglie, motivo storico-culturale da cui è scaturita la decisione dell'Arcidiocesi e della Città di Bisceglie, di edificare in quella zona una nuova e moderna chiesa parrocchiale.
Grazie alla preziosa documentazione giornalistica fornita da Giuseppe Milone e da Riccardo Losappio, il primo cronista del periodico “In Comunione” ed il secondo prezioso titolare dell'ufficio stampa della Diocesi Trani-Barletta-Bisceglie-Nazareth, possiamo dare qualche dato riferito a questo complesso, che “serve” una comunità di ben 10 mila anime.

Il complesso parrocchiale dedicato all’apostolo pescatore Sant’Andrea, fratello di San Pietro, sorge in via Padre M. Kolbe, su di un suolo di circa 4.200 mq. ceduto dall'Amministrazione comunale all’Arcidiocesi, in diritto di superficie e a titolo gratuito, da una delibera del Consiglio Comunale datata 27 dicembre 2000. Il progetto è stato redatto dall’arch. ing. Sergio Bombini.

L'edificio si sviluppa su tre livelli, con numerosi ambienti: oltre alla chiesa -di circa 800 mq.- vi è anche la casa canonica, gli uffici parrocchiali, il seminterrato con aule per il catechismo ed anche uno spazio verde, che deve comunque ancora essere definitivamente completato.

Ma veniamo all'interno della chiesa che è a navata unica, con uno spazio avvolgente di tipo assembleare a base ellittica, che può arrivare a contenere circa 700 posti a sedere. La cupola, a base ellittica, è interamente in legno, quindi particolarmente idonea per l'esecuzione di concerti musicali. Ricordiamo che per qualche tempo, prima dell'edificazione di questa bella struttura, l'attività parrocchiale si svolgeva in una attigua struttura metallica prefabbricata, di circa 130 mq., punto di riferimento visibile per tutta la comunità parrocchiale.

Chi era Sant'Andrea

Tra gli apostoli è il primo che incontriamo nei Vangeli: il pescatore Andrea, nato a Bethsaida di Galilea, fratello di Simon Pietro. Il Vangelo di Giovanni (cap. 1) ce lo mostra con un amico mentre segue la predicazione del Battista; il quale, vedendo passare Gesù da lui battezzato il giorno prima, esclama: "Ecco l’agnello di Dio!". Parole che immediatamente spingono Andrea e il suo amico verso Gesù: lo raggiungono, gli parlano e Andrea corre poi a informare il fratello: "Abbiamo trovato il Messia!". Poco dopo, ecco pure Simone davanti a Gesù; il quale "fissando lo sguardo su di lui, disse: “Tu sei Simone, figlio di Giovanni: ti chiamerai Cefa”". Questa è la presentazione. Poi viene la chiamata. I due fratelli sono tornati al loro lavoro di pescatori sul “mare di Galilea”: ma lasciano tutto di colpo quando arriva Gesù e dice: "Seguitemi, vi farò pescatori di uomini" (Matteo 4,18-20).
Troviamo poi Andrea nel gruppetto – con Pietro, Giacomo e Giovanni – che sul monte degli Ulivi, “in disparte”, interroga Gesù sui segni degli ultimi tempi: e la risposta è nota come il “discorso escatologico” del Signore, che insegna come ci si deve preparare alla venuta del Figlio dell’Uomo "con grande potenza e gloria" (Marco 13). Infine, il nome di Andrea compare nel primo capitolo degli Atti con quelli degli altri apostoli diretti a Gerusalemme dopo l’Ascensione.
E poi la Scrittura non dice altro di lui, mentre ne parlano alcuni testi apocrifi, ossia non canonici. Uno di questi, del II secolo, pubblicato nel 1740 da L.A. Muratori, afferma che Andrea ha incoraggiato Giovanni a scrivere il suo Vangelo. E un testo copto contiene questa benedizione di Gesù ad Andrea: "Tu sarai una colonna di luce nel mio regno, in Gerusalemme, la mia città prediletta. Amen". Lo storico Eusebio di Cesarea (ca. 265-340) scrive che Andrea predica il Vangelo in Asia Minore e nella Russia meridionale. Poi, passato in Grecia, guida i cristiani di Patrasso. E qui subisce il martirio per crocifissione: appeso con funi a testa in giù, secondo una tradizione, a una croce in forma di X; quella detta poi “croce di Sant’Andrea”. Questo accade intorno all’anno 60, un 30 novembre.
Nel 357 i suoi resti vengono portati a Costantinopoli; ma il capo, tranne un frammento, resta a Patrasso. Nel 1206, durante l’occupazione di Costantinopoli (quarta crociata) il legato pontificio cardinale Capuano, di Amalfi, trasferisce quelle reliquie in Italia. E nel 1208 gli amalfitani le accolgono solennemente nella cripta del loro Duomo. Quando nel 1460 i Turchi invadono la Grecia, il capo dell’Apostolo viene portato da Patrasso a Roma, dove sarà custodito in San Pietro per cinque secoli. Ossia fino a quando il papa Paolo VI, nel 1964, farà restituire la reliquia alla Chiesa di Patrasso.
 
 
 
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